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Mostre in corso

Sixties Design

Manifesto Sixties Design
Manifesto Sixties Design
Violon, Oskar Hodosi, 1968
Violon, 1968
Tavolino e sedia Galaxy, Walter Pichler, 1968
Tavolino e sedia Galaxy, 1968

29/2/ - 17/6/2012

La mostra di primavera nel Museo del mobile - Hofmobiliendepot ci riporta indietro nel tempo agli anni Sessanta. E’ dedicata principalmente al design d’arredamento; inoltre la moda, la televisione, la radio ed altri oggetti d’uso quotidiano contribuiscono a ricreare l’atmosfera tipica di quegli anni

Erano ormai finiti gli anni del dopoguerra e con essi il desiderio di sentirsi al sicuro. Come un’ondata montava il sogno di un nuovo inizio, accompagnato da un ottimismo dilagante. Nascevano le subculture giovanili. Il pop era partito alla conquista del mondo intero. Tutto sembrava ormai possibile, tutto era concesso. “Wow! Explode! The Sixties!“, così la designer Betsey Johnson sintetizza i suoi ricordi. Fu un decennio vissuto all’ultimo respiro, caratterizzato da profonde trasformazioni sociali, culturali ed estetiche. L’era dell’informazione ai suoi inizi stava ridimensionando il mondo ad un “villaggio globale”, accelerando i ritmi dell’esistenza umana. Dilagava ovunque quella che si definiva “messy vitality“ (vitalità pasticciona). Il nuovo senso della vita trovava riflesso nelle forme eccentriche e nei colori audaci del design e della moda. 

Durante la crisi di Cuba il mondo si ritrovò sull’orlo della resa dei conti atomica, la guerra fredda era onnipresente. Eppure tutto ciò non riuscì ad arrestare l’ottimismo degli anni Sessanta. Al contrario: la contesa fra le superpotenze per la conquista dello spazio fu fonte d’ispirazione per i designer e generò utopie abitative futuristiche. 

La mostra è dedicata a due sconvolgimenti culturali degli anni Sessanta: la “rivoluzione dei consumi”, sulla scia della piena occupazione e dell’aumento dei redditi, e il cambiamento di mentalità alla metà del decennio, quando i giovani cominciarono a mobilitarsi contro i sistemi di potere obsoleti e ingiusti e contro ogni tipo di coercizione, prendendo sempre più nel mirino delle critiche il materialismo della civiltà dei consumi. 

Entrambe le correnti trovarono ripercussione nel design. 
Il nuovo benessere fece emergere un nuovo ceto di consumatori; i teenager. Erano sempre più richiesti i mobili informali, per le occasioni non ufficiali. I nuovi materiali sintetici consentivano la fabbricazione di prodotti a basso costo per un mercato giovanile di massa. L’euforia per i voli interplanetari, per le nuove tecnologie e i materiali innovativi si rispecchiava in un linguaggio formale geometrico. 

Ma anche la “controrivoluzione”, sull’onda della guerra in Vietnam, della primavera di Praga e delle rivolte studentesche a Parigi, fece sentire il suo effetto sul design, in cui le forme neo-organiche rivisitavano stili storici come l’art déco e il liberty.

All’inizio degli anni Settanta l’entusiasmo a perdifiato degli anni Sessanta perse mordente. La rassegnazione divenne il sentimento imperante, la controcultura conobbe un’implosione, l’ottimismo innocente era definitivamente perduto. Volgeva ormai al termine il boom del dopoguerra, di cui l’apogeo del design degli anni Sessanta era debitore, e dilagava invece la recessione economica. 

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